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Posted by Francesca Chiades Cucina italiana

Che strazio la (finta) cucina italiana all’estero

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di Francesca Chiades

Sono stata di recente a Barcellona con l’intento di scoprire la città per quello che è realmente.
Certi luoghi, quelli più turistici e affollati, sono inevitabili: la Rambla, la Sagrada Familia, la Barceloneta. Persone di ogni parte del globo, munite di bastone per i selfie e relativi cellulari, si aggiravano frenetiche e in cerca di qualcosa come formiche, senza realmente apprezzare quello che, quando viaggio, mi piace vivere: le chiacchierate con gli autoctoni, i locali più nascosti, le vie che raggiungi senza Google Maps.
Così, con la mia mappa cartacea da primitiva digitale, mi guardavo intorno incuriosita. Ristoranti ovunque. Ma non solo spagnoli. Un’invasione di insegne italiane con camerieri asiatici, pizze da supermercato sui piatti di turisti giapponesi, lasagne di colori poco invitanti sulle tavole di turisti tedeschi. Mi sono chiesta che faccia tosta avessero i proprietari di questi locali, che vendono un prodotto finto, spacciandolo per italiano. Che poi, vai a Barcellona e ordini una pizza? Confusa, mi sono risposta che “il cliente ha sempre ragione”. Vogliono la pasta ai quattro formaggi con 30 gradi all’ombra? La avranno.
Però, non è giusto. Un’insegna verde, bianca e rossa, qualche nome ammiccante come “Gigi’s” o “Don Giuseppe”, non significa mangiare italiano. Questo tipo di ristorazione rinnega la nostra tradizione e la nostra immagine. Un imbroglio che spoglia della sua identità un elemento importante della cultura italiana.

È abitudine dei bravi turisti medi andare a mangiare in postacci dove, per spillare agli stranieri qualche euro in più, ti servono pizza, pasta e mandolino. Il tutto rigorosamente scongelato al momento e ficcato in un forno che, da quanto è stato usato, darebbe gusto anche a un calzino.

Ma dov’è la causa di tutto questo? Di chi è la colpa?

Forse dei ristoratori che, per ignoranza o brame economiche, non hanno voluto combattere in nome della tradizione. Si sono adeguati, cavalcando l’onda. O dei turisti, che si accontentano dell’immaginario collettivo, senza informarsi e documentarsi sulla realtà dei fatti. Sono attratti da qualsiasi cosa evochi l’Italia e la sua cucina, come le api sono attratte dal miele.
Che cosa vogliamo mostrare della nostra cultura all’estero? Che bastano delle penne scotte con un po’ di ketchup freddo, per raccontare agli amici di aver provato la cucina italiana?

E noi vogliamo iniziare da qui.

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5 thoughts on “Che strazio la (finta) cucina italiana all’estero

  1. Vincenzo Gagliardini
    Vincenzo Gagliardini
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    Buongiorno. Sono d’accordo queste truffe Alimentari dovrebbero essere punite.
    Ma bisogna anche dare la colpa ai Turisti che increduli mangiano questi piatti della cucina Italiana,senza far notare che i prodotti che hanno gustato, hanno poco o niente della Penisola Italia. 🙁

  2. Barison Alessandra
    Barison Alessandra
    Reply

    Brava, denunciamo chi propone cattiva cucina italiana falsificando le nostre eccellenze.

  3. GIANLUCA
    GIANLUCA
    Reply

    SONO PIU DI 20 CHE VADO A BARCELLONA IO VADO SEMPRE IN UN RISTORANTE SITUATO A GRACIA DOVE MANGIO UNA VERA CUCINA ITALIANA,
    COME SPECIFICTO QUI LEI HA FREGUENTATO SOLO POSTI TURISTI. MAGARI PRIMA SI INFORMI PRIMA DI DENIGRARE CITTA COME BARCELLONA. E COME ANDARE A PIAZZA NAVONA E MANGIARE UNA PIZZA NAPOLETANA. DI RISTORANTI ITALINI DI QUALITA A BARCELLONA CE NE SONO POI ALMENO IL BUON GUSTO DI PROVARE LA CUCINA CATALANA STANDO A BARCELLONA E NON IL CLASSICO TURISTA ITALAINO CHE OVUNQUE VA CERCA LO SPAGHETTO SI TRATTA DI APERTURA MENTALE E CULINARIA CORDIALITA E SE HA BISOGNO DI INDIRIZZI MI CONTATTI PURE

    1. Doof
      Doof
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      Nessuno denigra Barcellona. Ci mancherebbe. E nessuno sostiene che non vi siano dignitosi ristoranti italiani all’estero. Tuttavia, è innegabile che siano una presenza minoritaria. Qui si parla, dunque, di un fenomeno tanto diffuso (e non solo a Barcellona), quanto deplorevole: il maltrattamento della cucina italiana.

  4. Alessandro
    Alessandro
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    Certa cucina italiana all’estero potra anche non piacerci, ma che vogliamo farci? Il piano quinquennale anche per l’apertura dei ristoranti italiani all’estero? Una certificazione da parte dell’accademia della cucina italiana per ogni ristorante italiano nel mondo? Una direttiva europea sul menu e gli ingredienti dei ristoranti italiani? O magari gli aspiranti ristoratori dovrebbero richiedere l’autorizzazione all’autrice dell’articolo?
    Tali ristoratori, se sapranno dare ai clienti quello che vogliono, sopravviveranno. In caso contrario sara lo stesso mercato a decretarne il fallimento…
    Un afterthought: che dire di tanti ristoranti giapponesi, cinesi, indiani e compagnia bella in Italia? Cosa diremmo agli indignati critici del food giapponesi, cinesi o indiani? E non parliamo poi di molti ristoranti italiani in Italia!!!!!

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