Ripartiamo il 22 febbraio: il punto su “Mafie e ristorazione”

Ripartiamo il 22 febbraio: il punto su “Mafie e ristorazione”

Siamo orgogliosi di dare nuovamente inizio agli incontri firmati DOOF. Dopo qualche mese di assenza, torniamo mettendo sul tavolo una questione più che attuale: la mafia e la sua inesorabile infiltrazione nel mondo della ristorazione.
Domani, giovedì 22 febbraio, a parlare saranno voci autorevoli, che ci daranno numeri concreti e approfondimenti su un tema oscurato dal male più grande dei nostri tempi: la disinformazione.
Oggi più che mai, nell’era del digitale, pensiamo che il confronto diretto sia la forma più appropriata per far dialogare in modo costruttivo, istituzioni, giornalisti e utenti.
Domani alle ore 19, presso Open Milano, saliranno sul palco figure come Alessandra Dolci, Coordinatore della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Milano, e David Gentili, Presidente della Commissione Antimafia del Comune di Milano. E ancora, Lino Enrico Stoppani, Presidente della Fipe-Commercio, e Alessandro Galimberti, Presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia.
Moderatore del dibattito, Cesare Giuzzi, del Corriere della Sera.
Vi aspettiamo domani.

Francesca Chiades

Che cos'è Doof?

Doof è un nuovo punto di osservazione. Nella certezza che il cibo non sia un tema in appannaggio permanente ed esclusivo di un gruppo di chef d’alto bordo e dei loro cantori.

Doof è un sito (questo) nel quale scrivono soltanto giovani che vogliono intraprendere la professione di cronista gastronomico rispettandone le consegne etiche.

Doof è un convegno ed è anche un contenitore di iniziative.

Doof è una piccola rivoluzione. 

Doof è il contrario di "food"

Giochiamo sulla parola food proprio per il carico di patologie che questo vocabolo riassume nell’ambito della ristorazione e della comunicazione. Non avrebbe avuto senso rovesciare il vocabolo cibo. Perché il cibo non ha alcun torto. Semmai, è parte lesa.

Doof parla a tutti. Cucina, cibo e ristorazione stanno in vetrina ogni santo giorno. Sono i tasti sui quali batte l’esercito dei media: dalla televisione alla carta stampata, passando per il web. Ci rivolgiamo alla stessa variegata e universale platea.